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 Problemi gestionali dell'acqua potabile Italiana

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Sergio

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Data d'iscrizione : 15.03.08
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MessaggioTitolo: Problemi gestionali dell'acqua potabile Italiana   Lun Mar 24, 2008 3:53 pm

Dopo aver letto vari post sul forum Mnetwork ..... si parlava confusamente del problema dell'acqua potabile,in precedenza avevo postato il post di Giuliacci,appunto per evidenziare l'ignoranza che gira su un problema che e' solo gestionale,al pari della spazzatura mal gestita nel napoletano,ho scritto un post sul forum stesso,mettendo in evidenza il mio pensiero.

quai sotto riporto il testo del mio post:

Problemi gestionali dell'acqua potabile Italiana
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Io non so' perche' tirano sempre in ballo la situazione idrica,ho letto il post di giuliacci e tanti altri,
mi sembra la solita tiritera,io ci lavoro in acquedotto e ho fatto oltre 20 anni in giro x l'italia,a controllare la rete idrica,ho controllato l'80% degli acquedotti italiani,rilevando perdite lo stato delle condotte,pozzi etc etc. , potrei fare un dossier sulla situazione idrica Italiana (lo sto' preparando ho un sacco di dati e presto lo pubblichero').
E' vero che l'acqua sara' oro in futuro,ma non xche' non c'e' acqua o xche' il clima sta' cambiando,oppure l'attaccarsi alla solita scusa della siccita',bypassando il problema reale,l'ignoranza (nel senso buono)della maggior parte degli italiani sul vero problema,ecco cosa resta x camuffare soldi sprecati da cattive gestioni.
Inculcare nell'italiano una giustificazione MALATA.
L'acqua c'e',i livelli dei pozzi e delle falde idriche non sono a secco come molti danno a pensare,sia al nord come al sud di acqua ne abbiamo abbastanza in Italia,il resto e' solo politica mafiosa.
Perdere il 50% dell'acqua (media italiana) prima che arrivi al rubinetto,questo e' il vero problema dove tutti hanno i paraocchi x convenienza.
Al Nord si hanno un 20% di perdite nelle tubazioni, cosa quasi nella norma,la legge impone agli acquedotti di tenere controllata la rete,e di avere un tetto max del 18% di perdite,
lo stato italiano finanzia tutti gli acquedotti (coi ns soldi),x mantenere il livello idrico nella norma,ma non e' cosi dappertutto,la gestione degli acquedotti non funziona.
Piu' si va' verso sud e + la percentuale delle perdite aumenta toccando punte in certe regioni del 70% di perdite,vol dire che un pozzo pompa e pompa ma al rubinetto dell'utente arriva solo il 30% dell'acqua erogata,quel 30% non paga neanche le spese di mantenimento dell'acquedotto che inevitabilmente prende soldi statali x restare in funzione,soldi che poi non vengono utilizzati x sanare la rete.
Ho visto zone dove la cattiva gestione menefreghista,lascia i poveri cittadini senza acqua,paesi e citta' dove l'acqua arriva solo in determinate ore,zone dove le cisterne
son l'unica possibilita' x il povero cittadino di avere acqua potabile, pur pagando la bolletta + salata di utenti del nord,che hanno l'acqua tutto il giorno.
Lo spreco e' il vero problema,ma non lo spreco del cittadino utente,lo spreco gestionale e' il dramma.
Ci inculcano di non sprecare l'acqua,di usarla bene,ci consigliano con piccoli accorgimenti sul come usarla senza sprechi,e poi non sai che, prima di arrivare al tuo rubinetto e' gia' persa.
Altro che scie minchio in cielo,qua si fanno piste sulla terra.
Il mio scritto dara' fastidio,in alcuni lavori che seguivo,ho persino ricevuto minacce da alcune forze politiche locali,xche' contestavo o aprivo bocca sulla cattiva gestione.

sara' tutto inutile in questa battaglia persa,ma continuero' a dire la mia.
__________________

Il post ha avuto riscontri abbastanza positivi,vi rimando al link del forum per leggere le varie risposte che ho ricevuto.
POST

sorriso peace
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Sergio

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MessaggioTitolo: Re: Problemi gestionali dell'acqua potabile Italiana   Mer Mar 26, 2008 11:21 pm

Visto che ci sono vi metto il resoconto di Amanda grande amica e collega,il resoconto riguarda l'andamento dell'Azienda per cui lavoro,il Consorzio Acqua Potabile di Milano.
Un po’ di sano orgoglio basati su dati reali dopo le tante affermazioni interessate del sig. Montezemolo contro le Aziende a capitale pubblico.
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Da: Bergami Amanda
Inviato: martedì 25 marzo 2008 16.26
Oggetto: ...e ancora...



Le Spa quotate sono peggio delle altre
Meglio la gestione pubblica o sono davvero più efficienti i privati? Per Mediobanca la prima funziona meglio
m. be.

«Privato è bello» ripetono da tre decenni i fautori della privatizzazione dei servizi idrici. Perché porta più efficienza e qualità e prezzi minori per i cittadini. Assunta come dogma, questa affermazione non trova riscontro nella realtà.
Non sono i soliti no global a dirlo. E' una ricerca fatta dall'Ufficio Studi di Mediobanca nel 2007 dal titolo «Le società controllate dai maggiori Comuni italiani : costi, qualità ed efficienza» (l'intera ricerca è disponibile sul sito www.civicum.it ). Abbiamo voluto - per brevità - estrapolare i dati relativi a tre grandi società di gestione : Acea SpA, Hera SpA e Cap Gestione SpA.
Sono tutte Società di capitali, forma contestata dal popolo dell'acqua, perché, da enti di diritto privato il cui scopo è massimizzare gli utili, comportano la mercificazione del bene comune acqua. Tuttavia, le prime due - Acea ed Hera - sono a capitale misto pubblico-privato e collocate in Borsa, mentre Cap è a totale capitale pubblico.
Secondo la vulgata liberista le prime due - grazie all'ingresso di privati e all'inserimento nei mercati finanziari- dovrebbero dimostrare più efficienza e qualità e meno costi all'utenza.
Acea SpA, multiutility del Comune di Roma, opera in diversi Ato di Lazio, Campania e Toscana, per un totale di 2,8 milioni di abitanti serviti; Hera, multiutility del Comune di Bologna, opera in tutte le città dell'Emilia Romagna (a esclusione di Piacenza, Parma e Reggio Emilia) e recentemente ha fatto il suo ingresso nelle Marche, per un totale di 900.000 abitanti serviti; Cap Gestione opera in circa 200 Comuni della Provincia di Milano, Lodi e Pavia, per un totale di 1,7 milioni di abitanti serviti.
La ricerca di Mediobanca, utilizza vari parametri : dagli indici di investimento a quelli della produttività, dalle perdite degli acquedotti alle tariffe negli anni 2003-2005. E nel confronto i risultati delle tre società di Roma, Bologna e Milano sono a favore di quest'ultima. L'unica senza privati nella gestione, l'unica senza azioni in borsa.
Tra i principali motivi a sostegno dell'ingresso dei privati vi è la necessità di fondi per gli investimenti, fondi che il pubblico non potrebbe garantire.
Non pare così, stando alla ricerca, che prende in considerazione la percentuale destinata agli investimenti tecnici per metri cubi di acqua fatturata : mentre il Cap destina una percentuale che, a seconda dell'anno, varia tra un minimo del 33% e un massimo del 64%, Hera destina costantemente il 22% e Acea addirittura non più del 15%.
Ma l'ingresso dei privati diminuisce le inefficienze e aumenta la produttività, dicono le solite sirene liberiste. E ancora una volta arriva la smentita. La ricerca analizza la quantità di metri cubi di acqua fatturata per addetto e scopre che, nel 2005, mentre Acea fattura 226.613 mc per addetto, Hera ne fattura 121.167 e il Cap ben 476.838.
Il quadro non muta guardando alle perdite degli acquedotti gestiti, ovvero la percentuale di acqua immessa in rete e non fatturata. E' ancora il Cap a registrare il dato migliore con perdite che non superano il 22%; mentre Hera arriva al 24% e Acea supera il 32%.
Concludiamo con le tariffe, ovvero con quanto costa tutto questo al cittadino utente finale. Per registrare ancora una volta come la tariffa del Cap (0,73 euro per metro cubo) sia la migliore rispetto ad Acea (0,83) ed Hera (1,25).
Insomma, da qualsiasi parte la si giri, pare proprio che l'intervento dei privati e la collocazione in borsa non abbiano garantito alcun vantaggio al servizio reso ai cittadini bolognesi e romani.
Azionisti esclusi, ovvio.


Amanda Bergami

Direzione Progettazione Direzione Lavori
CAP Gestione S.p.A.
via Rimini 34-36
20142 Milano

continua.......
study
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willy

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MessaggioTitolo: Re: Problemi gestionali dell'acqua potabile Italiana   Mer Mar 26, 2008 11:24 pm

dubbio arruffo
nn ho parole...
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Sergio

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MessaggioTitolo: Re: Problemi gestionali dell'acqua potabile Italiana   Mer Mar 26, 2008 11:24 pm

Elisabetta Soglio
Inviato: martedì 25 marzo 2008 16.20
Oggetto: l'acqua del sindaco...
Priorità: Alta



«La qualità è alta e i controlli sono costanti»
L'acqua del rubinetto? Ottima (per i ladri)
Il servizio idrico di Milano e provincia è tra i meno cari d'Italia. Le «perdite di rete» arrivano al 15%. «Pesano sul bilancio dei gestori»



Ladri d'acqua. Individuano i bocchettoni degli acquedotti, usano una tenaglia speciale per aprirli, attaccano le pompe e innaffiano orti o campi, ma anche vasche di impianti industriali. Una voce che pesa molto sui bilanci degli acquedotti: si chiama «perdita di rete» e considera, oltre all'acqua rubata, anche quella che si disperde scivolando lungo tubature e condotti spesso ammalorati. Un problema contro cui tutti gli acquedotti fanno i conti e che a Milano e in Provincia si sta fronteggiando con risultati di rilievo: il Cap, che serve circa 1 milione e 800 mila cittadini delle province di Milano, Lodi e Pavia, è arrivato a ridurre le perdite al 15 per cento rispetto a tutta l'acqua immessa in rete. La Mm, che gestisce l'acquedotto di Milano servendo 1 milione e 300 mila abitanti, scende addirittura al 10,3 per cento (anche se Milano lavora entro confini più ristretti e quindi ha meno tubature).

Quello delle perdite è uno dei dati presenti nella ricerca commissionata dalla Fondazione Civicum all'Ufficio Studi di Mediobanca, relativa agli aspetti gestionali che riguardano costi, qualità ed efficienza delle principali società pubbliche e private che operano nel settore idrico. I numeri dimostrano che "l'acqua del sindaco" quella che esce dai rubinetti di Milano e di gran parte dei Comuni della Provincia, è controllata, buona e, soprattutto, costa molto meno di quanto costi ai cittadini delle altre principali città d'Italia. Il raffronto è presto fatto: le tariffe idriche del 2006 dimostrano che l'acqua a Milano viene venduta dalla Mm a 0,55 euro per mille litri; il Cap sale di poco arrivando a 0,66. Acea, l'acquedotto di Roma, è a 0,8; l'acquedotto pugliese propone una tariffa media di 1,44 euro; Asm di Brescia, società da poco confluita in A2A con la milanese Aem, si occupa anche di acqua e fa pagare 0,94 per mille litri; Hera, che opera a Bologna, arriva a 1,25 euro.

L'indagine spiega anche che «il servizio idrico di Milano ha specificità morfologiche che lo avvantaggiano. In particolare, una falda poco profonda e una elevata densità abitativa che consentono di operare con una rete relativamente corta». Acqua buona, ma anche acqua pulita: nel 2007 la bontà dell'acqua portata in giro dal Cap è stata certificata da 15.967 analisi, con il controllo complessivo di 349.646 parametri. Milano ha svolto addirittura 28.500 analisi, aumentando i controlli del 35,7 per cento nel giro del triennio 2003-2006. Altra tabella interessante è quella riguardante le perdite di rete. Si è detto dei dati vantati da Mm e Cap: rispetto a questi, Acea perde il 35,4 per cento, l'acquedotto pugliese addirittura il 50,3 per cento, Hera il 23,4 e Asm il 32 per cento. Secondo i ricercatori, «esistono margini di recupero delle dispersioni non solo attraverso la riparazione delle falle, ma anche attraverso il recupero dell'evasione tariffaria, dei prelievi abusivi ed il generale miglioramento dei contatori presso le utenze».

Elisabetta Soglio

14 febbraio 2008


Ultima modifica di Sergio il Ven Mar 28, 2008 1:57 am, modificato 1 volta
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Sergio

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MessaggioTitolo: Re: Problemi gestionali dell'acqua potabile Italiana   Ven Mar 28, 2008 1:55 am

La lunga mano dei privati ogni goccia dovente un business…
Di Serena Martucci “Il Sardegna del 22/3/08”

Ad Aprilia la società Acqualatina Spa nel 2005 ha aumentato Le bollette dell'acqua fino al 330%. E 6mila famiglie hanno indirizzato i soldi solo al Comune, non riconoscendo il contratto. A Nola, in Campania con una delibera comunale, votata da 21 consiglieri su 21, amministratori e cittadini hanno respinto la concessione alla Gori, società che gestisce l'acqua dell'Ato 3, la stessa che a Casamarciano, pochi chilometri più in là, ha chiesto ad una vecchina, con la pensione minima, 600 euro per non lasciarle a secco i rubinetti.
Ancora. Alcuni movimenti in Toscana, si stanno battendo contro la legge regionale
che vuole consegnare nelle mani dei privati, riducendo la quota pubblica al 40%, le
sorgenti e i contatori di Firenze e dei comuni del Valdarno.
Perché l'acqua, una volta fonte di vita, oggi è puro business che, solo in Italia, muove un giro d'affari di 2.530 milioni di euro l'anno. Così, con l'oro blu, aziende e multinazionali fanno affari d'oro. A scapito dei cittadini che, per gli stessi servizi, pagano molti euro in più.
Ma cosa è successo ai vecchi acquedotti pubblici?
A cambiare le regole dell'acqua ci ha pensato nel 1994 la legge Galli, che ha di fatto trasformato il bene primario in fonte di lucro. Prima,c'erano interi paesi dove mai nessun abitante aveva visto una bolletta con i consumi dell'acqua, poi ci sarebbero stati gli Ato, ovvero degli organismi, espressione delle amministrazioni locali, che si occupano delle risorse idriche per il territorio di competenza.
A loro tocca fissare le tariffe, decidere gli investimenti necessari, affidare la gestione tramite gare pubbliche o ricorrere ai privati. Ad oggi dei 92 Ato italiani, 67 hanno già effettuato l'affidamento. Il 60% degli ambiti insediati ha optato per la concessione diretta a società a capitale pubblico, soprattutto nel nord dove 68 gestori 44 sono pubblici. I privati, invece, tramite le società miste-pubbliche, controllano l'acqua di Lazio, Toscana e Emilia, dove si arriva a sfiorare il 70%. E il costo in bolletta?
«Sulle tariffe è una giungla. Si va dai 50 centesimi al metro cubo fino ad oltre i 2 euro - spiega
Riccardo Petrella, membro del Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche - Ci sono prezzi diversi anche in una stessa Ato. E, negli affidamenti, si è arrivati a sdoppiare le Ato quando non si raggiungeva un accordo». E sul fronte gestione del servizio?
È un'indagine di Mediobanca a fornire la risposta. Dopo aver esaminato, nel triennio 2003-05, 37 società tra cui anche i grandi colossi, alla fine la più performante risulta essere la Cap gestione, società lombarda a capitale pubblico,
con il maggior numero di investimenti (quasi 35 euro su ogni 100 fatturato), le tariffe più basse(0,66) e il miglior rapporto tra addetti e produttività.
Senza contare che in bolletta, oltre ai consumi, gli italiani pagano anche una quota fissa destinata ai depuratori. Giusto. Peccato che in 1 caso su 3, non ve ne sia traccia o che non funzionino.E i consumi, nel 2020, costeranno tre volte di più.
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